Il vino nel legno: la sua conservazione nella storia

Il vino nel legno: la sua conservazione nella storia

Alle origini fu la terracotta

La botte, i barili e gli analoghi contenitori, oggi così comuni, non furono così scontati nell’antichità.

Il primo problema fu il trasporto, e non solo quello del vino. Gli antichi utilizzarono, per il trasporto di ciò che noi oggi chiamiamo liquidi alimentari (olio e vino prevalentemente) contenitori in terracotta quali anfore e simili.

Si trattava di un materiale dall’accettabile costo di produzione, facile da reperire e realizzare in praticamente tutta l’area del bacino del Mediterraneo.

Le anfore, di molti tipi (le “vinarie” erano appunto quelle dedicate al trasporto del vino), partivano via mare verso le proprie destinazioni finali, verso gli empori, gli scali e le basi commerciali che dapprima vennero fondate dai Fenici, poi utilizzate dai Greci ed infine dai Romani.

Le navi da trasporto venivano, nei propri magazzini, colmate di sabbia ove venivano conficcate le anfore a punta al fine di evitare rotture indesiderate.

Un esempio davvero interessante si trova al Museo navale romano di Albenga, in provincia di Savona, nelle cui acque venne ritrovata una nave oneraria (da trasporto) romana in ottimo stato di conservazione, naufragata nei pressi dell’isola Gallinara.

Si possono osservare le file di anfore vinarie riposte come ritrovate nel relitto in file ordinate disposte su rastrelliere.

La terracotta, del resto, è oggi tornata in auge anche per la vinificazione; materiale poroso, consente un eccellente isolamento termico al vino, consentendo una micro-ossigenazione salutare per il prodotto.

I Georgiani, che sin dalla più remota antichità vinificano in kvevri (orci in terracotta) posti sottoterra, sono la testimonianza più antica di questa tradizione.

L’Italia, eccellente produttore di terracotta (si pensi ad Impruneta), resta un fornitore di eccellenza per chi volesse addentrarsi nell’uso di questo materiale per la vinificazione.

Wineleven - Il vino nel legno e nella botte

Alla fine, il legno

Ma le anfore di terracotta, se trasportate via terra, con strade non propriamente perfette e carri trainati da animali, sono un rischio per i mercanti; rotture frequenti distruggono inesorabilmente parte del prodotto.

Ecco allora apparire i barili di legno.

Dicono che siano stati i Galli i loro inventori; vivendo in terre boscose e ricolme di essenze legnose adatte allo scopo (si pensi alla quercia o rovere), riponevano birra, vino ed acqua in questi nuovi contenitori, prodotti con liste di legno (doghe), piegate a caldo ed inanellate con cerchi di ferro.

Prima di loro, forse alcune popolazioni della Mesopotamia fecero una cose simile, ma diversa per tecnica e materiali; svuotarono tronchi di palma e li riempirono di vino per il trasporto.

Ed ecco allora che, con il medioevo, la botte ed il barile sono i contenitori principali.

Tralascio qui il trasporto, diffuso in specie nella penisola iberica, del vino in pelli di animali, che ne mutava ovviamente in peggio le caratteristiche organolettiche.

Il legno oggi: utilità di un materiale naturale

Il legno fa così da padrone per i vini di oggi, in specie per quelli da invecchiamento.

E vero, il grosso dei vini vede più acciaio, vetroresina o cemento che legno, ma un grande vino difficilmente può esimersi dal soggiornare in questo nobile materiale.

Il legno è poroso, elastico, concede al vino una lenta e proficua ossigenazione, lo culla, lo custodisce e, in taluni casi (vedansi le barriques da 225 litri od i pochi più grandi tonneaux), conferisce lievi sentori vanigliati che a taluni piacciono moltissimo.

Come dire, de gustibus non est disputandum, ed è sempre il mercato ad orientare lo stile dei vini dei produttori.

Ma quale legno? Su tutti, il rovere, il legno di questa bella quercia diffusa in tutta Europa ma che, tradizionalmente, è diventata famosa nelle aree del massiccio centrale francese ed in Slavonia (oggi in Croazia). Ma attenzione, esistono eccellenti fonti di rovere in moltissime parti del mondo, anche del nuovo mondo (Sati Uniti in primis).

Ma altre essenze legnose vennero utilizzate, su tutte il castagno e l’acacia, quest’ultima specie per tini e bigonci.

Oggi in realtà, alla fine, l’ha spuntata il rovere: e lo stile di produzione delle botti, la loro tostatura con il fuoco, conferirà ai vini uno stile inconfondibile che i produttori dovranno calibrare per venire incontro alle esigenze dei consumatori, sempre più attenti.

Per onore di cronaca, va detto che un gruppo di eccellenti produttori rifugge l’uso del legno, predilige l’igienico ed isolante acciaio, a volte giustificando il proprio operato con motivi ecologici (salvare le foreste) ed enologici (nessun sentore estraneo dovrebbe modificare la purezza organolettica del loro prodotto).

Anche qui, si tratta di stili, filosofie, ideali, che rendono sempre più bello il mondo del vino, ricolmo di varietà di idee, di profumi, di sapori.

© Domenico Calvelli, Biella

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